Comune di Verolengo

Provincia di Torino


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Le vie del paese

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VEROLENGO BORGO NUOVO MEDIOEVALE

L’impianto urbanistico di Verolengo colpisce per la sua perfetta ortogonalità, tant’è che in passato si ravvisò in tale impostazione rigorosa un antico insediamento romano. In realtà, come hanno dimostrato recenti studi, si tratta di un borgo nuovo, presumibilmente edificato per volontà dei Marchesi di Monferrato tra XIII e XIV sec. In quel periodo, il problema della sicurezza era assai sentito: normalmente, i centri abitati erano di piccola entità, ma numerosi e spesso sparsi su un territorio ampio perciò, in caso di guerra la popolazione si trovava esposta ad attacchi nemici con scarse possibilità di difesa e di resistenza. Pertanto, sia i Comuni, sia i Signori, pianificarono la costruzione di nuovi centri abitati cinti di mura nei quali veniva sistemata la popolazione, assegnando a ciascun nucleo familiare un lotto di terreno al loro interno. La struttura insediativa aveva una forma regolare e semplice, normalmente a scacchiera o “a péttine”. Nel primo caso, si trattava di un centro urbano costituito da isolati di forma quadrata sistemati tra vie perpendicolari; nel secondo, ed è il caso di Verolengo (ma anche di Chivasso e Fontanetto Po), lungo un asse generatore principale, la contrada maggiore, si articolavano alcuni isolati rettangolari, in ugual numero da entrambe le parti; attorno ad essi correva la cinta muraria e, all’esterno, il fossato. Verolengo è un chiarissimo esempio di borgo a péttine, infatti a nord e a sud della contrada maggiore, l’attuale Corso Delio Verna, si articolano due blocchi di quattro isolati ognuno, perfettamente simmetrici tra loro, delimitati a nord dalla Via Francesco Crispi, a est dalle Vie Trieste e Trento, a sud da Via del Bastione e a ovest da Via Magenta e Via Cavour. Le mura sono totalmente scomparse, ad eccezione di un modestissimo avanzo inglobato nelle fondamenta di una casa di Via Palestro, mentre fino ad una quarantina di anni fa, prima dell’intubazione, erano ancora visibili i fossi del recinto, cioè i fossati medievali, ridotti però a semplici ruscelli che circondavano il paese.

(F.Spegis)

CORSO DELIO VERNA

Dopo il Risorgimento questa via che attraversa tutto il paese, da ovest ad est, si chiamava corso Vittorio Emanuele II, a ricordo del re Galantuomo che salì al trono in un momento difficile della storia d’Italia, quando occorreva innanzi tutto fare pace con l’Austria. Prima del Risorgimento si chiamava contrada Maggiore, proprio perché era la strada principale del paese e metteva in comunicazione Verolengo con i paesi confinanti ad ovest ed a est. Il 3 novembre 1945 il Consiglio di Verolengo decideva che corso Vittorio Emanuele II si sarebbe chiamato Delio Verna, in ricordo di un ex carabiniere verolenghese che, impegnato come partigiano durante la Resistenza, a soli 20 anni, per mano di una mitraglia nemica era stato ucciso, proprio alla vigilia della liberazione. Trascorsa l’infanzia tra il paese natio della mamma, in provincia di Vercelli, e Verolengo, Delio Verna fu costretto a crescere prima del tempo, come tutti i ragazzi del suo periodo, venendo a contatto con una difficile realtà. Seguendo una tradizione di famiglia si arruolò nei Reali Carabinieri, dove restò fino al momento in cui entrò a far parte, con il nome di Raf, del Comitato di Liberazione Nazionale del Piemonte, nella 105° Brigata Garibaldi “Carlo Pisacane” in Val Pellice. Venti mesi di estenuanti fatiche e combattimenti furono testimoni del suo grande coraggio e prova dell’ardente fede antifascista. Imboscate, organizzazione e partecipazione a sabotaggi e rastrellamenti lo fanno uno dei più attivi ed eroici partigiani della sua brigata. E’ la notte del 24 aprile quando, nel compiere il suo ultimo atto di coraggio, la giovane vita viene interrotta durante una sparatoria con alcuni tedeschi, alle porte di Stupinigi, e con lui altri compagni sacrificano la loro vita per la libertà. Sulle pagine di “Gioventù Nuova”, un periodico di quegli anni, si leggono queste parole riferite a Delio Verna:”Il tuo ricordo è vivo nel cuore di tutti i verolenghesi, la tua figura sarà immortalata nel nome di qualche via o piazza affinché sia di esempio e guida a quelli che verranno. Così, dal Cielo degli eroi vedrai che il tuo sacrificio non è stato vano”. Con il trascorrere degli anni corso Delio Verna ha subito molte modifiche. Dove oggi sorge l’ufficio postale, all’inizio dello scorso secolo sorgevano una vecchia casa ed un’osteria con il peso pubblico e, poco più avanti una rivendita di sali e tabacchi. Dirimpetto vi era un’officina per riparazioni di biciclette e motocicli. Oggi l’officina è stata sostituita da un negozio di elettrodomestici. Circa a metà del corso, dove ora sorge il ristorante - pizzeria “La Tavernetta”, già all’inizio dello scorso secolo vi era un caffè - ristorante. Mancavano i portici, costruiti negli anni successivi. Il palazzo accanto alla pizzeria, verso ovest, era di proprietà dell’illustre famiglia Gattinara che, aveva tre figli ufficiali dell’Esercito e due professori d’università. Il palazzo venne poi trasformato in caserma dei carabinieri. A destra del suddetto palazzo Gattinara, agli inizi dello scorso secolo vi era la farmacia della Congregazione di Carità, questa rimase aperta fino agli anni trenta. La Congregazione di Carità nasceva per disposizione governative nel 1720 ed amministrava i beni destinati ai poveri. Possedeva tra l’altro la suddetta farmacia, che forniva gratuitamente medicine ed assistenza ai bisognosi. I poveri potevano rivolgersi alla farmacia per avere buoni di sussistenza da utilizzare nei negozi. Gli esercenti venivano poi rimborsati integralmente dalla farmacia stessa. Verolengo aveva allora due farmacie, la seconda sotto i portici all’angolo con l’attuale via Cesare Battisti. Proseguendo verso est, sul lato destro sorge la casa del dott. Rigaldo Viretti che conserva, all’esterno e all’interno tratti della sua antichità, come ad esempio il portone carraio di qualche secolo fa, restaurato in modo minuzioso. Tra i reperti conservati nell’interno ricordiamo: il pozzo ancora funzionante costruito prima della scoperta dell’America, un soffitto a cassettoni molto antico; nel corridoio di ingresso un muro laterale formato da mattoni romani, mattoni medioevali e sassi del Po. Nel secolo XVIII si presume che i locali al pian terreno fossero occupati da un farmacista, in quanto nel corso dei restauri il dott. Viretti ha ritrovato abbondanti tracce di prodotti chimici e recipienti da farmacia. Alla fine di quel secolo i locali furono occupati da una panetteria - pasticceria. Agli inizi dello scorso secolo, sul corso, Vittorio Emanuele II si incontravano, all’angolo con via Trieste, l’albergo Leon d’Oro, con stallaggio per i cavalli e all’angolo con via Trento, la Locanda del Moro (ora sede della Banca di Credito del Piemonte). Quando l’albergo Leon d’Oro cessò l’attività, la licenza ed il nome furono rilevate dal proprietario della Locanda del Moro la quale mutò nome e si chiamò Locanda Leon d’Oro. Ora quasi tutto il corso, su entrambi i lati, è fiancheggiato dai portici, costruiti gradualmente nel corso dello scorso secolo. Nell’estate del 1996 la via centrale è stata ristrutturata: è stata rifatta la pavimentazione stradale con i caratteristici cubetti di porfido (che costituiscono il manto stradale di diverse vie del centro storico) come in precedenza; sono stati pavimentati i portici con piastrelle in cotto ed illuminati con un particolare e moderno impianto che dal pavimento irradia luce verso l’alto.

VIA DELLA PARROCCHIA

A metà della via sorge la casa parrocchiale, abitazione del parroco e per questo motivo la strada prende il nome di via della Parrocchia. Il 2 giugno 1816 il Parroco ricevette dalla Commenda di Malta casa, sito di giornate 0,31.9 e giardino di giornate 0,7.11; il tutto corrisponde all’attuale casa, sito e giardino parrocchiale. Nella pianta topografica di Verolengo del XIX secolo, la via si chiamava invece contrada del Castello o di San Michele. In questa zona pare sorgesse un antichissimo castello. Naturalmente non si deve pensare al castello con le torri e le mura merlate, residenza dei nobili e dei feudatari, tipico del 1300. Il castello di Verolengo potrebbe risalire ad un periodo precedente. Già molto tempo prima, ossia a partire dall’anno 1000 esistevano i castelli. Con il termine “castello” si indicavano molteplici costruzioni, fra cui uno spazio fortificato, punto di difesa o punto di raccolta dei prodotti agricoli per la sopravvivenza in caso di attacchi di nemici. E forse era proprio questo tipo di castello che esisteva a Verolengo e si trovava a ovest della contrada del Castello: in via Palestro, quasi angolo con via Fontanetta, c’è un grosso rudere della fortificazione.

VIA MONTEBELLO

Via Montebello si chiama così per ricordare la battaglia combattuta il 20 maggio 1859, durante la II guerra d’indipendenza tra Austriaci e Franco-Piemontesi che furono i vincitori. In precedenza si chiamava contrada di San Giovanni Battista, in quanto, dove oggi sorge la scuola elementare, vi erano la chiesa di San Giovanni e il cimitero. La demolizione della antica parrocchia di San Giovanni, dipendente dall’ordine di Malta, avvenne nel 1851 dopo anni di lenta ed inesorabile decadenza, poiché le pessime condizioni della sua struttura muraria la rendevano ormai completamente inagibile. Un modo mnemonico utilizzato dai ragazzi per ricordare il nome della via era il seguente: “Via Montebello, dietro l’asilo ci sta Bertello”.

VIA THAON DI REVEL

Nel catasto del 1800 l’attuale via Thaon di Revel veniva contraddistinta con il nome di contrada del Lago. Era chiamata così non perché qui ci fosse un lago, ma perché questa zona era piuttosto paludosa e, fin dal Medioevo, i terreni molto umidi, acquitrinosi, venivano detti “laghi”. In seguito, il Comune intitolò la via al conte Thaon di Revel, il quale con un lascito cospicuo permise di abbellire l’asilo infantile. E’ presente in questa via dal 28 aprile 1964 anche l’agenzia della Cassa di Risparmio di Torino, nel 1961 infatti la C.R.T. acquistò il terreno in questa via e fu edificato il palazzo ove tuttora ha sede la banca.

VIA TRIESTE

Questa via ricorda la città di Trieste, liberata insieme a Trento dal dominio austriaco con la prima guerra mondiale. Il nome di via Trieste venne assegnato dopo questa guerra, infatti prima si chiamava via Carlo Alberto, per ricordare il re del Piemonte che combattè contro gli austriaci durante la prima guerra d’indipendenza. Egli capeggiò l’esercito piemontese con l’aiuto delle truppe del re di Napoli e del Papa Pio IX e riportò tre vittorie, a Monzambano, Valeggio e Pastrengo, tutte nell’aprile 1848. Purtroppo a queste gloriose vittorie seguirono due sconfitte, a Custoza e a Novara (1849), che segnarono la fine della guerra. Carlo Alberto decise così di abdicare in favore del figlio Vittorio Emanuele. Quindi si ritirò in esilio ad Oporto (Portogallo) dove morì quattro mesi dopo. Come risulta dalla mappa del XIX secolo, via Trieste era detta Contrada di Bergamo, poiché conduceva alle cascine di proprietà dei Conti Bergamo, una situata a nord-ovest di Verolengo, al confine con Torrazza Piemonte e l’altra a sud-est, confinante con il cortile e l’ex Palazzo Comunale, nell’attuale via Trento.

VIA DELLA SCARPA

Questa via stretta e sinuosa, è situata ad est di via Trieste. La “Scarpa” era un pezzo di fortificazione, o meglio era un dislivello dal baluardo al piano di campagna. Poiché nel Medioevo Verolengo fu fortificata per mezzo di mura, esisteva la “scarpa” delle mura. Nel 1979 è stato trovato un documento risalente al 1323 e riguardante il paese di Fontanetto Po. Secondo quanto riportato su questo scritto, il marchese di Monferrato, stanco dei continui assalti e saccheggi da parte dei nemici, diede l’ordine di costruire, in aperta campagna, un nuovo centro abitato intorno al quale dovevano essere costruite delle mura di recinzione. Si pensa che questo provvedimento del marchese sia stato esteso anche a Crescentino e a Verolengo che all’epoca si trovavano sotto la giurisdizione del marchese di Monferrato. Dalla storia si è appreso che le mura di Verolengo hanno subito diverse modifiche: sicuramente delle prime mura costruite non ci sono più tracce, ma secondo il professor Fabrizio Spegis, furono abbattute e ne furono costruite altre più solide e resistenti agli assalti dei nemici. Nel ‘500 le mura furono abbattute e poi ricostruite per ben due volte. L’ultima notizia di mura a Verolengo risale al 1559. Ci sono però degli indizi che ricordano la fortificazione, ed uno è appunto la scarpa, da cui prende il nome la via.

VIA PORTA INFERIORE

E’ un piccolo vicolo cieco che parte da corso Delio Verna, tocca via della Scarpa e costeggia le case che sorgono a nord dell’attuale oreficeria. Il suo nome ricorda l’esistenza della “porta inferiore” o “porta di sotto” che sorgeva in questa zona, verso Crescentino.

VIA FRANCESCO CRISPI

Questa via collega via Rimembranza con via Rivora e ripercorre il tracciato del confine settentrionale del nucleo più antico del paese, infatti non vi è traccia di essa nei vecchi catasti dove si legge soltanto la scritta “Fosso del recinto”. Nel catasto d’inizio dello scorso secolo compare la via con la denominazione “Via della Circonvallazione”. Nel primo dopoguerra viene dedicata a Francesco Crispi, uomo politico nato a Ribera (Agrigento) nel 1818 e morto a Napoli del 1901. Il Crispi, discendente da una famiglia albanese da tempo residente in Sicilia, esercitò l’avvocatura a Napoli. Acceso sostenitore del movimenti antiborbonico, prese parte attiva all’insurrezione palermitana del 1848. Fallita la rivolta e costretto all’esilio si rifugiò in Piemonte (1849-1853), poi a Malta, a Londra, in Francia e ancora a Londra dove conobbe il Mazzini. Durante il soggiorno in Piemonte presentò, con il cognome della madre, domanda al Comune di Verolengo per ottenere l’incarico di segretario comunale, ma l’esito fu negativo. Verolengo, vista la carriera brillante del Crispi e nel ricordo della richiesta di lavoro che l’esule aveva rivolto in un momento di necessità, volle ricordarlo in una delle sue vie intitolandogli la circonvallazione nord. Lungo questa via sorgono, a partire da est, alcuni edifici degni di nota. All’incrocio con via Rimembranza verso nord vi è la sontuosa villa Elvira di proprietà della famiglia Borasio e costruita tra il 1931 e il 1934 nell’area occupata dalla segheria Bevilacqua. Quest’ultima fondata da Francesco Bevilacqua, dopo un periodo di florida attività durante gli anni della I guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra, venne smantellata verso la fine degli anni ’20. Nel 1929 la palazzina adiacente la segheria che fu residenza dei Bevilacqua, divenne sede del locale comando dei carabinieri. Allo stesso incrocio verso sud, sorgeva fino agli anni Sessanta il cinema Acossato, una delle due sale cinematografiche verolenghesi. Più avanti si incontra villa Bollo fatta costruire nel 1900 dal capitano Antonio Bevilacqua e poi acquistato dalla fam. Bollo negli anni ’20. All’incrocio con via per Torrazza si trova il ristorante-pizzeria “Al-Cantun” più conosciuto a Verolengo come il bar-ristorante “Margherita”; questo perché il locale fu gestito dal 1935 al 1969 da Valle Michelina in Margarita, cognome che nel nostro dialetto venne storpiato in Margherita. Nel 1963 il ristorante fu venduto al sig. Bertolo Domenico che lo fece ristrutturare e nel 1972 per autorizzazione comunale, ottenuta con delibera di Giunta del 13 marzo, fece ricoprire a proprie spese la roggia comunale adiacente il locale per costruirvi un peso pubblico di m. 8 x 3, in sostituzione di quello di piazza Piave demolito pochi anni prima. I gestori del bar erano quindi disponibili anche per la pesatura; ma dal 1995 il Comune, con un contratto di 15 anni stipulato con il sig. Bertolo, gestisce direttamente il peso funzionane a gettoni.

IL BASTIONE

Questo rione conserva il nome dei “bastioni”, delle antiche fortificazioni medioevali che proteggevano il paese. In via Roma, all’angolo sud-est del giardino cintato attualmente di proprietà del dr. Bironzo, e precedentemente sede del castello dei conti Scaglia di Verruca e poi dei marchesi Tana, sorgeva la torre, detta “maschio”, che proteggeva la porta di entrata del paese. Il Bastione comprende via del Bastione, via Trento, via Cesare Battisti, via Roma, via Dante e via Allende.

VIA DEL BASTIONE

Nella pianta topografica del XIX secolo questa via si chiamava già via del Bastione; ma in quella dell’inizio del 1900 era indicata come via di Circonvallazione perché qui venivano fatte transitare le prime automobili per snellire il traffico al centro del paese, come le attuali tangenziali. Successivamente è stata ripristinata la denominazione precedente di via del Bastione. E’ probabile che tutte le case che attualmente si trovano in via del Bastione siano state costruite sulle fondamenta delle antiche fortificazioni.

VIA DANTE

Via Dante ricorda il grande poeta italiano Dante Alighieri, nato a Firenze nel 1265 da nobile famiglia guelfa. Nella pianta topografica del XIX secolo questa via era indicata come contrada del Mollo. “Mollo” deriva da una forma piemontese ed indica che questa zona era paludosa, il terreno era molle “mol” e si sprofondava. In fondo alla via, verso sud-est esiste ancora la base di una torre del castello dei conti Radicati-Villanova. Al fondo di via Dante, dal 1973, nella ex cascina Cucco, sorge l’oratorio parrocchiale. Questa cascina conservò fino alla prima metà dello scorso secolo il nome di “Airali”, termine con cui si indicavano le tettoie situate fuori dal centro abitato e destinate al ricovero di grano e fieno, raccolti facilmente infiammabili e quindi pericolosi se immagazzinati al centro del paese. Le case coloniche che sorgono tra via Dante e via Magenta formavano il complesso del ricetto, un complesso sistema di case coloniche, di aie, grandi tettoie e capaci magazzini che nell’imminenza delle invasioni nemiche servivano come riparo per gli abitanti, gli animali e i prodotti.

VIA ROMA

Il nome di questa via ricorda la capitale d’Italia e la sua intitolazione risale all’inizio dello scorso secolo, quando una disposizione governativa imponeva a tutti i Comuni d’Italia di chiamare col nome Roma una via. Precedentemente via Roma si chiamava via Alfieri, in ricordo dello scrittore italiano nato ad Asti nel 1749 da antica e nobile famiglia piemontese. Nel XIX secolo via Roma veniva indicata con il nome di contrada del Signore, perché all’estremità sud-ovest sorgeva una costruzione settecentesca, proprietà prima dei conti Scaglia, signori di Verolengo, e successivamente dei marchesi Tana. Il prof. De Gioanni nel suo libro “Verolengo” a proposito di questo castello, parla dell’esistenza di vie sotterranee che, partendo dalla costruzione si sarebbero irradiate verso il ricetto e verso i punti più importanti delle fortificazioni di cinta scomparse. Agli inizi del 1900 questo stabile ha ospitato due classi elementari. Altre classi erano ospitate nella casa, ora di proprietà Mossino, sempre in via Roma. Prima della costruzione delle scuole elementari in via Rimembranza (oggi ristrutturate e ospitanti l’attuale sede Comunale), le classi maschili erano sparpagliate un po’ ovunque, mentre quelle femminili erano tutte concentrate in aule ubicate nella sede del Comune. A sud della casa Mossino, fino al 1990 il sig. Franco Ceria svolgeva l’attività di indoratore nel laboratorio di sua proprietà. Franco Ceria è l’ultimo rappresentante di un’arte tipica verolenghese, quelle degli indoratori. La famglia Augero ebbe il capostipite di quella “scuola dell’indoratore” in Antonio Augero, vissuto a cavallo del ‘700 e dell’800. Sulle loro orme sorsero vari laboratori di doratura, fra i quali si distinsero quelli dei signori Matta, Sala di cui Ceria Franco è un erede, Frola, Aimone. Le opere più importanti eseguite nel nostro paese sono la doratura degli stucchi della chiesa parrocchiale con i relativi altari e arredi sacri, la doratura del presbiterio e degli arredi dell’altare del santuario della Madonnina, la doratura degli stucchi e degli arredi delle due confraternite di San Michele e della Trinità.

VIA CESARE BATTISTI

Ricorda il noto patriota trentino nato nel 1875. Prima di essere dedicata a Cesare Battisti, questa via si chiamava via del Municipio, perché qui, sorge l’ex palazzo municipale. E’ una costruzione che risale al 1800 e nel corso degli anni ha subito diverse modifiche interne, continuando tuttavia a mantenere il tipico impianto di casa abitazione originale. Sul fronte triangolare dell’edificio è scolpito lo stemma di Verolengo, raffigurante un verro rampante cinturato, forse simbolo del fertile suolo di Verolengo. L’ex Comune era dotato di un ricco archivio storico, accuratamente riordinato nel 1990. Sempre in questo edificio hanno sede un ambulatorio medico, l’associazione FIDAS (Donatori di sangue) ed in passato il Gruppo Volontari Ambulanza (GVA) ora trasferitosi in via Per Casale. Di tutta questa struttura sono ancora utilizzati l’ex ufficio del Sindaco, del Segretario Comunale e l’ex Sala Consiliare, per riunioni e manifestazioni di vario genere: concerti, cabaret, ecc. Di fronte all’ingresso dell’ex Municipio, fino al 1979, svolgeva la propria attività la Trattoria della Barca, inizialmente gestita da Albano Rosina ved. Chiappino e , successivamente dal figlio Domenico. L’attività di trattoria iniziò durante la guerra del 1915/1918. Al fondo del cortile antistante la trattoria, fino all’inizio degli anni ’80, era in attività il cinema Italia. Il 16 febbraio 1919 con una scrittura privata i signori Cappone, Verna e Cambursano presero in affitto, a decorrere dall’11 novembre dello stesso anno, i locali situati in via del Municipio 6, ad uso cinematografico, sala da ballo e da conferenza. A quei tempi in Verolengo agiva una filodrammatica di dilettanti che recitava in questo locale. Più tardi il Teatro Italia si chiamò Cinema Social Teatro perché si proiettavano anche i films. Nei vecchi catasti del ‘600 - ‘700 via Cesare battisti era indicata col nome di contrada della Morra. Questo nome poteva derivare dal fatto che lì si andava a giocare alla “morra”, un antico gioco molto diffuso nel passato e che viene ancora praticato nel sud. Poteva però anche più semplicemente derivare dal nome del frutto dei rovi, la mora, che fanno parte della vegetazione spontanea locale. Il fatto che la “Morra” si riferisca alla mora e sia scritto con due “r” , può essere giustificato se si considera che nel dialetto verolenghese si è portati a semplificare le consonanti doppie. Un tempo, nell’incertezza, poiché la lingua italiana non era ancora ben schematizzata, “mora” potrebbe essere stato scritto con due “r”.

VIA TRENTO

Via Trento nelle antiche carte topografiche era indicata con il nome di contrada di Bergamo, perché, i conti Bergamo possedevano una grande cascina che si estendeva fra via Trento e via Cesare Battisti, con due ingressi nelle suddette vie. La cascina si trova a sud dell’ex Municipio. I conti Bergamo vendettero poi la casina ai Crosa i quali avevano come mezzadri la famiglia Albano (soprannominati i Cin, dal nome del capostipite Felice, Felicin, Cin). Gli Albano acquistarono successivamente questa proprietà dai Crosa e fu poi divisa fra gli eredi. Per diversi anni, presso questo stabile, nella parte che si affaccia su via Trento vi era l’officina di fabbro. L’ultimo fabbro ad esercitare nell’officina fu un certo Scavarla. In locali del cortile vi era anche il caseificio condotto da Cavalli Carlo, giunto qui da Milano e aiutato dai figli. Successivamente la contrada di Bergamo prese il nome di via Po, perché la strada conduce al Po che scorre a sud di Verolengo. Dopo la I guerra mondiale, a ricordo della liberazione della città di Trento, fu dato alla via il nome di questa città. In via Trento sorge la scuola media, inaugurata nel 1969 ed intitolata a Don Giacomo Casa, sacerdote verolenghese nato il 4 giugno 1880 da una delle più apprezzate e religiose famiglie del paese; sempre in via Trento, poco oltre il piazzale antistante la scuola media, sorge la T.E.M.A. srl, fabbrica di confezioni di pigiameria di proprietà di Livio Tosi. Lo stabilimento fu fondato nel 1920 dai fratelli Giulio e Mario Bevilacqua di Verolengo e nacque come maglificio. Alcuni anni dopo fu acquistato dagli industriali biellesi Peretti e Serra. All’inizio degli anni 30 dava lavoro a circa 200 operai, prevalentemente donne. Nel 1970 l’attività della manifattura Peretti & C. cessò e lo stabilimento fu acquistato dall’attuale proprietario. Davanti alla manifattura Peretti nell’800 sorgeva una fabbrica d’armi per l’Esercito Piemontese che successivamente fu destinata alla produzione di trebbiatrici da cortile. Cessata l’attività, l’area venne occupata da un mulino a macine che sfruttava il salto della roggia dei Mulini. Il mulino era gestito da Giuseppe Ferrero. Agli inizi del ‘900, in questo stesso edificio, il chimico farmacista cav. Antonio Brusotti, sepolto nel nostro cimitero, sfruttando il salto dell’acqua della stessa roggia, creò una piccola centrale elettrica, una delle prime del Piemonte. Le case del capoluogo e le vie del paese furono così illuminate dalla luce della suddetta centrale. In via Trento poco prima del piazzale delle scuole è stato costruita un'area verde, nella quale vi è una struttura ovale costituita da una parete in cemento lungo sulla quale sono state affisse delle lapidi in marmo con incisi i nomi dei caduti delle varie guerre, dall’altra parte è presente una gradinata, il che rende la zona anche un luogo d’incontro e di svago per la popolazione. Quasi di fronte all’anfiteatro sorge un monumento inaugurato il 23 agosto 1940, eretto a ricordo dei piloti Del Giudice Marcello, Ceccarelli Ugo e Garaffoni Mario che persero la vita in seguito alla caduta dell’aereo su cui viaggiavano. Il monumento in pietra riproduce appunto l’ala di un aereo.

VIA ALLENDE

E’ una delle vie più recenti del paese e ricorda Allende Gossens Salvador, uomo politico cileno nato a Santiago del Cile nel 1909. Simpatizzante fin da giovane per i movimenti di sinistra, nel 1933, dopo il conseguimento della laurea in medicina, fu tra i fondatori del partito socialista cileno; divenne infatti un leader della coalizione di sinistra e nel 1970 fu proclamato Presidente del Cile. Venne assassinato l’11 settembre 1973, a Santiago, durante un colpo di stato. Questa via ha un unico sbocco in via Trento, l’altra estremità si perde nella campagna: non sono presenti monumenti o edifici pubblici, si nota invece che le varie costruzioni ad uso abitativo sono di recente costruzione.

IL BALON

Questo rione deve il nome al gioco del pallone a tamburello. Comprende piazza Piave, strada San Sebastiano, via Tronzano, via Magenta, via Palestro, via Cavour e via Fontanetta.

PIAZZA PIAVE

Piazza Piave è la più grande di Verolengo. Anticamente portava il nome di piazza del Mercato, che si svolgeva ogni mercoledì; in piemontese si chiama ancora oggi piazza del Balon ed è il centro del rione omonimo. E’ così denominata perché un tempo nella piazza si giocava il pallone a tamburello. Il pallone veniva lanciato con un tamburello: è un gioco praticato ancora nel Monferrato. Il nome attuale della piazza ricorda la resistenza opposta dagli italiani agli austriaci in diverse battaglie svoltesi dal novembre 1917 al novembre 1918 lungo la linea del Piave, che riuscì ad ostacolare l’avanzata dei nemici verso il termine della prima guerra mondiale. In piazza Piave ha sede l’ufficio Postale, sul lato ovest si trova il monumento all’alpino, inaugurato il 28 ottobre 1979.

STRADA PER SAN SEBASTIANO

E’ la strada che, partendo da corso Delio Verna e fiancheggiando piazza Piave, porta alla cascina Colombaro. Già presente nella prima metà dell’Ottocento, col nome di strada del porto di San Sebastiano, era una delle strade più importanti che collegavano la pianura col Monferrato. In particolare univa Verolengo con la frazione Colombaro di San Sebastiano da Po, cui deve il nome, raggiungendo il porto natante sul Po, situato in località Abate. La vecchia strada seguiva più o meno il tracciato dell’attuale provinciale che porta al ponte Bailey. Una deviazione di via San Sebastiano permette tuttora di raggiungere il fiume Po, passando il Corno Chiaro su quello che ancora la maggior parte della gente, per tradizione o per comodità, chiama “ponte di legno”, oggi sostituito con un più solido e stabile ponte in cemento. Il porto natante sul Po rimase in funzione fino agli anni 1955-56: il fiume si poteva attraversare per mezzo di un traghetto formato da due barconi affiancati, collegati ad un cavo aereo di acciaio e dotati di un timone in legno, manovrati da un traghettatore.

VIA TRONZANO

Via Tronzano collega piazza Piave con via del Bastione, nella zona sud di corso Delio Verna. All’inizio dello scorso secolo era denominata “via dei Tronzano” oppure “vicolo privato” ed era una via privata, aperta dai proprietari per concedere un più comodo accesso ai campi situati nella parte meridionale del paese. I Tronzano erano una famiglia verolenghese un tempo proprietari della casa che si affaccia su piazza Piave. Un membro della famiglia Tronzano fu podestà a Verolengo nel periodo fascista. Forse era una abitata da persone litigiose in quanto i più anziani ricordano che ogni proprietario chiudeva il proprio tratto di via con delle catene, per cui gli stessi abitanti della strada dovevano avere l’autorizzazione dei vicini per poterla percorrere da cima a fondo. Quando la via divenne di proprietà comunale fu intitolata al commendator Francesco Tronzano, generale a riposo, celibe, che morì a Verolengo il 3 aprile 1909 in piazza del mercato (attuale piazza Piave) all’età di 69 anni. Da rilevare che catastalmente il sedime stradale della via è ancora proprietà dei privati. Una volta in questa via era presente la bottega di Gulglielmo Bertolo, che produceva artigianalmente mobili in legno e successivamente si è trasferita in via per Torino.

VIA MAGENTA

Via Magenta è parallela a via Tronzano e collega, corso Delio Verna, con via del Bastione. Ha questo nome in ricordo della vittoria dei franco-piemontesi sugli austriaci, avvenuta il 4 giugno 1859 a Magenta. Anticamente (1800) era segnalata col nome di contrada del Bastione e rappresentava la prosecuzione della strada che ancora attualmente si chiama via del Bastione, circondando a ovest il paese. Percorrendo la via, da corso Delio Verna verso sud, si incontrano sulla destra un tabaccaio, all’angolo con corso Delio Verna, un piccolo supermercato (Vegè) e al termine della strada un campo da tennis. Sulla sinistra, all’angolo con via del Bastione si trova il lato ovest della cascina ora sede dell’oratorio.

VIA PALESTRO

Via Palestro è la prosecuzione di via Magenta, a nord di corso Delio Verna ed anticamente si chiamava anch’essa contrada del Bastione. Il nome attuale ricorda il combattimento avvenuto a Palestro il 30 e 31 maggio 1859, durante la seconda guerra d’indipendenza, in cui i franco-piemontesi furono vittoriosi. In questa via sorgono case nuove o ristrutturate, a volte separate da orti, alcune con balconi in legno ricostruiti sul modello di quelli originali. Di particolare rilievo è una vecchia cascina di proprietà di Rina Giordanese, che presenta muri vecchi in mattoni e pietre, fu la sede di una casa ospedaliera dipendente dall’ospedale di Chivasso. Tale fabbricato fu probabilmente costruito già nel 1533, anche se in forma diversa da quella attuale. Sulla sinistra della via, appena passata via Fontanetta, addossato al muro di una casa si può osservare il rudere di un muro medioevale, che è tutto quanto rimane del castello di Verolengo (1300). Proseguendo poi via Palestro si restringe e termina in uno spiazzo, a fondo cieco, dove si affacciano i portoni di alcune case di epoca recente.

VIA CAVOUR

Via Cavour, parallela a via Palestro, collega, a nord di corso Delio Verna il corso stesso con via Borgo Maglio. Il suo nome ricorda Camillo Benso conte di Cavour, grande statista piemontese, che nacque a Torino il 10 agosto 1810. Diventò un importante uomo di governo nella seconda metà dell’ottocento. Egli morì il 6 giugno 1861, a soli 51 anni, ma il suo operato fu molto importante in quanto gettò le basi per la trasformazione dell’Italia in un paese moderno. Una delle sue più importanti opere che fece realizzare fu il canale Cavour, costruito nel 1863-66, per migliorare le disponibilità di acqua Del Novarese e della Lomellina. Pur essendo al centro del paese, via Cavour è una strada più recente delle altre in quanto è situata all’esterno delle vecchie fortificazioni. In tempi più recenti via Cavour era abitata, per la maggior parte, da contadini. Era chiamata la “stra di ochi”, cioè la strada delle oche, strada comune delle oche da un documento del 1800 perché le massaie allevavano le oche nelle aie, ma, essendo le case prive di recinzioni, gli animali circolavano liberamente per tutta la via. Alcuni anni fa in via Cavour c’erano diverse botteghe, di cui una macelleria e un negozio di commestibili, all’incrocio con corso Delio Verna. Più avanti, verso nord, si vendeva il ghiaccio proveniente dalla ghiacciaia di via Mosa.

VIA FONTANETTA

Via Fontanetta, molto breve, collega via della Parrocchia con via Palestro, incrociando quest’ultima in prossimità della chiesa di San Michele. Deve il nome ai numerosi fontanili, che un tempo sgorgavano in questa zona, uno dei quali, situato al fondo della via in prossimità del rudere medioevale del castello verolenghese, formava una grossa fontana, alla quale gli abitanti potevano attingere l’acqua scendendo lungo una piccola scaletta. Nelle carte del 1800 è infatti segnalata come contrada della Fontanetta. La caratteristica più importante di questa strada è quella di essere perpendicolare a corso Delio Verna, tagliando l’isolato a metà. Si pensa che sia stata costruita in questo modo per isolare il castello, che sorgeva nella zona a nord della strada.

Il GIOLITO

Il Giolito comprende via Rosselli, via G. Di Vittorio, via Giolito e un tratto di via per Casale; si estende nella parte sud-est del paese. Non si sa con precisione che cosa indichi questo termine. "Giolito, Giolitto, Giolitti", usato in passato anche come cognome personale, probabilmente indicava luoghi boscosi, aree molto ricche di vegetazione.

VIA ROSSELLI

E' una via che, come la successiva, è abbastanza recente e collega via G. Di Vittorio con corso Delio Verna. Via Rosselli ricorda i fratelli Carlo e Nello Rosselli. Carlo Rosselli nacque a Roma nel 1899 da famiglia israelita di idee mazziniane. Professore, insegnò all' Università Bocconi di Milano. Fu condannato per antifascismo, ma riuscì a fuggire e ad espatriare in Francia, dove, a Parigi, fondò il movimento "Giustizia e Libertà". Il fratello Nello, nato a Firenze nel 1900, fu uomo di studi e scrisse opere su Mazzini, Pisacane e sul Risorgimento. Il 7 giugno 1937, da Firenze, Nello raggiunse il fratello Carlo a Bagnoles, in Normandia. Due giorni dopo, il 9 giugno, i due fratelli uscirono dall' albergo presso il quale alloggiavano e si allontanarono a bordo di una Ford. Ad un tratto vennero superati da un'altra automobile che tagliò loro la strada e si bloccò. Sembrava in panne. Sull' auto viaggiavano tre estremisti francesi di destra, i quali aprirono il fuoco sui fratelli Rosselli assassinandoli.

VIA GIUSEPPE DI VITTORIO

Via G. Di Vittorio, situata ad est di via Trento, la collega con le case di recente costruzione con via Rosselli. La sua intitolazione ricorda l'uomo politico nato a Cerignola nel 1892. Sindacalista, membro del Partito Socialista, aderì dopo il 1924 al Partito Comunista. Condannato dal tribunale speciale, riparò in Francia dove fu il rappresentante della Confederazione dei Sindacati Rossi. Fu segretario generale della C.G.I.L., presidente della Federazione Sindacale Mondiale ed infine deputato alla Costituente. Morì a Lecce nel 1957. In via G. Di Vittorio il Comune ha fatto erigere nel 1996, un monumento al Carabiniere, in ricordo del capitano Nuvolone Vincenzo. Poco lontano dal monumento ha sede il bocciodromo comunale “La Sirenetta”, che consta di due campi per il gioco delle bocce e di servizio bar. A pochi metri di distanza dal bocciodromo, vi sono i campi da tennis comunali.





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