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L'inquinamento atmosferico rappresenta, con riferimento all'intero territorio provinciale ed in particolare alle aree urbane, uno dei principali fattori di criticità ambientale.
Le competenze del Comune di Verolengo sono quelle definite dalla Provincia di Torino su questo tema sono estremamente ramificate e coprono un ampio spettro di attività. In primo luogo la Provincia garantisce il controllo della qualità dell'aria sul proprio territorio e provvede alla diffusione nei confronti della popolazione e delle amministrazioni locali dei dati rilevati dalla rete provinciale di monitoraggio e dal laboratorio mobile, attraverso bollettini giornalieri e relazioni periodiche, garantendo un'adeguata gestione degli episodi acuti di inquinamento.
Particolare interesse viene riposto nell'utilizzo di nuove metodologie quali la modellistica ambientale, finalizzata ad incrementare le conoscenze dei fenomeni di trasporto e diffusione dei principali agenti inquinanti.
Sul fronte dell'inquinamento atmosferico generato dagli impianti industriali la Provincia, dal 21 febbraio 2001, è competente per il rilascio delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera provenienti dagli insediamenti produttivi così come definiti dal D.P.R. 203/88 e s.m.i.. Il servizio Qualità dell'Aria, Inquinamento Atmosferico Acustico ed Elettromagnetico provvede all'analisi tecnica delle istanze presentate e conduce l'istruttoria relativa.
A completamento di tali attività si è provveduto alla realizzazione dell'inventario delle emissioni utilizzando la metodologia CORINAIR che ha consentito di stimare su base comunale le quantità di inquinante emesso in funzione dei principali settori produttivi.
Ai sensi del Dlgs 112/98 alle province sono affidate le funzioni amministrative relative:
la Provincia di Torino ha indetto una campagna informativa 2003-2004 per una corretta gestione dell'impianto termico.
IL CALDO PULITO CONVIENE
La manutenzione degli impianti conviene per avere: una migliore qualità dell'ambiente in cui viviamo e riduce l'inquinamento; una migliore efficienza di rendimento di combustione degli impianti perchè siano più sicuri; un maggiore risparmio energetico cioè minori consumi a parità di rendimento termico; tutto questo significa una diminuzione delle spese di riscaldamento per la famiglia.
IMPORTANTE: La mancata manutenzione periodica dell'impianto termico, può renderlo pericoloso ed inquinante ed è sanzionata dalla legge
Tutte le informazioni sull'autodichiarazione possono essere richieste consultando il sito internet http://www.provincia.torino.it/ambiente.htm
Tali funzioni sono state confermate con la LR44/2000 e ampliate con il controllo sullinquinamento luminoso ex LR31/200.
Limpegno della Provincia di Torino per la riduzione dei gas serra
La Provincia di Torino sta svolgendo le proprie competenze con il fine di perseguire obiettivi sanciti a livello nazionale:
Raccolta Rifiuti Ingombranti --> Telefonare alla SETA 800401692
RACCOLTA DIFFERENZIATA
Riferimenti Normativi
Direttiva dell'Unione Europea 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CEE sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio.
- Legge Regionale 13/04/1995 n°59 "Norme per la riduzione, il riutilizzo e lo smaltimento dei rifiuti".
- Decreto Legislativo 5/02/1997 n° 22 ( nato come decreto Ronchi) di attuazione alle direttive europee.
Queste leggi indicano ai comuni e quindi ai cittadini:
- Le linee guida ed i comportamenti a cui attenersi nelle procedure di raccolta dei rifiuti;
- Dove deve svolgersi la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani (R.S.U.);
- Le tecniche di smaltimento finale dei rifiuti;
- le sanzioni pecuniarie e/o penali da applicare ai trasgressori.
La raccolta differenziata fa la differenza
Smaltire correttamente i rifiuti ci aiuta a proteggere l ' ambiente noi stessi : si diminuisce il ricorso alle discariche, non si inquina, si salvano gli alberi e si recupera materiali e risorse. Perchè la raccolta differenziata non è solo una buona abitudine, ma è anche un modo per ridurre i costi di smaltimento e quindi di ridurre la spesa a carico di ogni famiglia di Verolengo.
L' Amministrazione ha effettuato la scelta della raccolta dei rifiuti porta a porta, al fine di aumentare al massimo il recupero selezionato dei rifiuti tentando di sottrarre più materiale possibile all'invio in discarica, per motivi ambientali ed economici.
Si ritiene indispensabile il coinvolgimento di tutti i cittadini nel raggiungimento dei massimi obiettivi di raccolta differenziata avviando il materiale raccolto al riciclaggio.
E' una scelta obbligata in quanto la L.R. n. 54/2002 pone delle sanzioni a carico dei singoli Comuni che non raggiungono percentuali di raccolta differenziata previste nel piano provinciale dei rifiuti.
Il servizio di raccolta porta a porta è una scelta ambientale sociale ed economica
Ambientale perché riduce la quantità di rifiuti che vanno in discarica e nell'inceneritore. Entrambe queste soluzioni non rispettano l'ambiente.
Economica perché riducendo il conferimento in discarica dei rifiuti, si contrastano i continui aumenti di questo tipo di smaltimento
Il sistema porta a porta garantisce ottimi risultati anche dal punto di vista qualitativo, perché chi si occupa della raccolta è in grado di controllare la qualità del materiale separato dai cittadini ed è tale qualità che garantisce l'effettivo recupero del materiale raccolto.
La raccolta è affidata alla Ditta Seta s.p.a. che, unitamente all'Amministrazione Comunale, sono a disposizione per ridurre al minimo i disagi.
Le pile
Ognuno di noi consuma in media 300 grammi di pile all'anno, poichè molti apparecchi indispensabili alla vita quotidiana, utilizzano questo tipo di energia, di uso immediato e senza rischi. Ma le pile contengono metalli pesanti altamente inquinanti, quali mercurio, carbonio e zinco.....
Una sola pila può avvelenare centinaia di metri cubi di acqua, oppure nei normali inceneritori, liberare nell'atmosfera particelle pericolosissime. E' perciò indispensabile che le pile esauste vengano raccolte separatamente e rese innocue con opportuni trattamenti.
I farmaci scaduti
Gli italiani consumano farmaci in modo eccessivo, senza considerare che una montagna di medicinali non sempre è sinonimo di "buona salute". I medicinali scaduti costituiscono un grave pericolo se mescolati con gli altri rifiuti, dato che contengono sostanze altamente inquinanti e reattive che possono risultare particolarmente dannose.
La plastica
La produzione annua dei rifiuti in plastica è di circa un milione e trecentomila tonnellate, circa il 25% del volume totale dei rifiuti. La plastica, un derivato del petrolio, fa parte ormai delle nostre abitudini quotidiane, in molti casi però possiamo raccoglierla, riciclarla e riutilizzarla evitando di sprecare materie prime ad alto contenuto energetico. Prima di depositare le bottiglie negli appositi contenitori di raccolta, si ricorda di comprimerli in modo da ridurne il volume. La plastica ha poco peso ma molto volume, quindi le bottiglie devono essere schiacciate e chiuse con il tappo per non riacquistare la forma originaria.
Il vetro e l'alluminio
Una bottiglia è in grado di tornare sul mercato in media sette volte prima di essere gettata definitivamente. Il vetro viene macinato, fuso e riutilizzato; Se si parte dal vetro recuperato è possibile risparmiare il 30% del combustibile altrimenti necessario alla fusione ad altissime temperature di sabbia e silice. Il ferro e l'alluminio vengono quasi completamente recuperati. per una nuova lattina occorre solo il 5% delle energie che servirebbe se si partisse dalla bauxite, il materiale dal quale si ottiene l'alluminio.
La frazione verde
Il Comune di Verolengo ha adibito un area destinata al deposito dei residui dello sfalcio dei prati e della potatura di piante e siepi. La zona destinata a tale scopo si trova in Via Trento dopo le Scuole Medie. Si rammenta che il peso di questi rifiuti è notevole e collocarli nell'ecostazione predisposta dal Comune ridurrebbe ulteriormente il costo di smaltimento per i Verolenghesi .
Le macerie
Per i materiali provenienti da demolizioni, residui di costruzioni, ecc. il conferimento non è ancora previsto nell'ambito del territorio comunale. Le discariche autorizzate più vicine si trovano a Rondissone.
Sanzioni
Chiunque abbandona o deposita rifiuti oppure li immette nelle acque superficiali o sotterranee è passibile di:
SANZIONE EDITTALE OBLAZIONE IN VIA BREVE
da . 103,00 a . 619,00 . 206,00
Chiunque abbandona rifiuti non pericolosi e non ingombranti sul suolo è passibile di:
SANZIONE EDITTALE OBLAZIONE IN VIA BREVE
da . 25,00 a . 154,00 . 51,00
L'autorità competente all'ingiunzione è il Comune
D.L. 22 del 05 febbraio 1997
L'impianto di depurazione è ubicato nella zona a sud del centro abitato, ad una distanza di circa 400 metri da esso. All'impianto confluiscono la totalità degli scarichi del Capoluogo, ovvero :
1. il collettore, di antica costruzione, di raccolta della fognatura mista del centro;
2. il collettore, di raccolta della fognatura mista dei rioni Borgo Maglio e Madonnina;
Lo scarico delle acque depurate avviene, mediante condotta rettangolare, nella Roggia dei Molini.
La scelta del tipo di impianto
Le acque da trattare, provenienti da scarichi domestici, zooagricoli ed industriali, oltre che dalla raccolta delle acque meteoriche, sono caratterizzate da un contenuto inquinante di natura prevalentemente organica. L'impianto che meglio si adatta alla caratteristica delle acque da depurare, considerando anche la potenzialità relativamente ridotta (5000 abitantio equivalenti serviti), e del tipo " a fanghi attivi" con trattamenti aerobici dei liquami, esigendosi:
1. un buon grado di depurazione;
2. una notevole adattabilità alle diverse condizioni di funzionamento che si verificano nei casi di fognature miste;
3. la minima produzione di insetti, cattivi odori, ecc..
4. una ridotta superficie di impianto
5. particolare idoneità nel trattamento dei liquami di origine domestica.
Nell'impianto sono previsti due stadi di depurazione:
1. pretrattamento dei liquami in attivo con processi di tipo meccanico (grigliatura, desabbiatura, separazione delle sostanze grasse e delle schiume)
2. trattamento di natura biologica
Descrizione del processo di depurazione
La depurazione delle acque in arrivo all'impianto si sviluppa nelle due fasi distinte: trattamento del liquame e trattamento dei fanghi. La funzione essenziale della fase di trattamento dei liquami è quella di raccogliere la maggior parte possibile delle sostanze sospese e disciolte presenti nelle acque da depurare, e di concentrarle in forma di fango, mentre il liquame purificato può essere avviato al recipiente finale, che come si è detto è la roggia dei Molini. Il fango, detto primario, che si accumula per sedimentazione è un liquido denso che viene periodicamente allontanato dalla fase di trattamento dei liquami e viene assoggettato ai successivi trattamenti. In parte i fanghi vengono riportati a monte del ciclo epurativo (fanghi di ricircolo) ed in parte sono prelevati ed avviati alla fase di trattamento dei fanghi, che consiste nella stabilizzazione e nella disidratazione (fanghi di supero).
Il funzionamento dell'impianto è il seguente:
Le acque in arrivo, che provengono da due diversi collettori vengono riunite in un gruppo di raccolta. In tale sistema è possibile intervenire per mezzo di saracinesche in modo da by-passare l'impianto in caso di necessità. Il sistema è inoltre studiato in modo da convogliare all'impianto solo una parte delle acque meteoriche. I liquami vengono successivamente avviati al pretrattamento che si articola nelle fasi seguenti:
I liquami provenienti dal ciclo di pretrattamento passano attraverso un'apposita vasca in cui vengono miscelati con i fanghi attivi di recircolo. La miscela omogenea così ottenuti passa alla vasca di aerazione. Nella vasca di aerazione si inizia l'abbattimento delle sostanze organiche da parte dei micro organismi aerobi, che sono presenti con una concentrazione sufficientemente elevata per effetto del ricircolo. Nella vasca si insuffla l'aria necessaria alla vita dei micro organismi mediante tubi porosi posati sul fondo. Dalla vasca di aerazione la miscela aerata passa al sedimentatore, dove le sostanze solide sospese precipitano e vengono raccolte per mezzo di un sistema a lame raschianti. L'acqua depurata sfiora nel cloratore e di qui, attraverso uno stramazzo misuratore di portata, viene convogliata allo scarico. I fanghi depositati sul fondo vengono periodicamente prelevati ed immessi nella vasca di digestione. La funzione della vasca di digestione è quella di stabilizzare i fanghi, ossia di abbattere il carico organico ad un punto tale da eliminare la putrescibilità dei fanghi con ogni fastidiosa manifestazione secondaria ed il pericolo di infeioni dovute all'eventuale presenza di germi patogeni. Il funzionamento della vasca di digestione è analogo a quello della vasca di aerazione, ma con tempi di ritenzione molto più lunghi. Dalla vasca di digestione vengono prelevati quei fanghi da ricircolare attraverso il miscelatore per attiva re i liquami. I fanghi in esubero sono inviati ai letti di essiccamento, mentre l'acqua in eccesso viene reimmessa a monte dell'impianto.
Il paese si trova in una zona irrigua favorevole: a nord scorre il canale Cavour, che serve per l'irrigazione dei campi, la stessa funzione ce l'hanno la roggia Natta proveniente anch'essa da nord e la Dora Baltea che scorre a est del paese e si getta nel fiume Po nei pressi della frazione Borgo Revel. A sud scorre il Corno Chiaro: un piccolo corso d'acqua dalla lunghezza complessiva di circa 15 km. Nasce in parte dal canale Cavour, in parte da acqua sorgiva e fontanili. Scorre nei comuni di Chivasso, Verolengo, Lauriano (provincia di Torino) e si getta nel Po, poco prima della confluenza con la Dora Baltea; anche questo viene sfruttato per l'irrigazione dei campi circostanti. In frazione Casabianca si trova invece l'acquedotto comunale.
I FIUMI:
Fiume Po: Il Po nasce a Crissolo, a Pian del Re, ai piedi del Monviso ad una altitudine di 2022m. La sua lunghezza è di oltre 650 km. Lungo il suo corso, il Po è alimentato da 141 affluenti. La portata massima registrata è di 12.800 m3/sec a Piacenza (nov. 1951). Il suo delta è di 380 chilometri quadrati e si dirama in cinque bocche: Po della Maestra, Po della Pila, Po di Tolle, Po della Gnocca, Po di Goro. Il Po, il più gran fiume italiano per lunghezza e portata, costituisce, insieme ai suoi numerosi affluenti l'unico e vero sistema fluviale della penisola. L'ecosistema del Grande Fiume è fondamentale per tutta l'Italia settentrionale. Il Po fornisce acqua per uso civile, industriale e agricolo. La sua potenza viene sfruttata per produrre energia elettrica. Le sue acque sono costantemente degradate dall'inquinamento delle città che non possiedono ancora un depuratore, dalle industrie che hanno usato l'acqua del fiume per scaricarvi le acque nere ed infine, dall'agricoltura a causa dell'eccessivo impiego di diserbanti, fertilizzanti chimici e di scarichi provenienti da allevamenti bovini e suini. Eppure, il Po potrebbe essere una formidabile attrazione ambientale e culturale per il turismo, fonte di guadagno e di benessere...se fosse rispettato.
Dora Baltea: La Dora Baltea interessa il Dipartimento di Ivrea per tutto il tratto terminale dalluscita della Valle DAosta fino alla sua confluenza nel Po. I punti di prelievo sono quattro (uscita dalla Valle dAosta, a valle di Ivrea, a valle della confluenza con il Chiusella e prima della confluenza con il Po).
Canale Cavour: Scriveva l'ing F. Ajraghi nel 1869 per descrivere l'edificio di imbocco del canale Cavour:
"Chi esce da Chivasso percorrendo il viale dei pubblici passeggi, si trova, dopo aver percorso qualche centinaio di metri, alla sponda sinistra del Po, e di là a poco incontra l'imponente ed elegante edificio di presa del Canale Cavour. Dalla galleria superiore di codesto edificio l'occhio si spazia nel sottostante fiume e nel bel panorama delle colline che si innalzano sulla sponda destra. Esso si trova in linea pressochè parallela al corso del Po ed alla distanza di circa 400 metri a valla del Ponte per la strada militare Torino - Chivasso - Casale. L'incile del canale, ossia lo spazio compreso fra la riva sinistra del fiume e la Chiavica di derivazione, è selciato di grossi trovanti - avuti dalle cave aperte nelle vicine colline del Monferrato - infissi in un letto di calcestruzzo, meno però negli ultimi 40 metri della Chiavica stessa, la cui platea è invece costituita di calcestruzzo, rivestito da pietra da taglio. Tale platea generale misura complessivamente una lunghezza di 640 m., ed una larghezza di metri 40, ed è chiusa fra muraglioni rivestiti di granito ed inclinati di 1/10 verso l'interno, eccetto però le tratte fiancheggianti la parte inferiore di piattaforma, pavimentate in pietra, che sono verticali".
L'edificio di presa del canale Cavour dal Po è senza dubbio il manufatto più importante ed anche il più significativo - quasi il simbolo - dell'intero canale.

L'opera di canalizzazione costituisce l'ossatura portante si un'estesa rete di canali che ha consentito la trasformazione e lo sviluppo del vasto comprensorio, dell'estensione di circa 300.000 ettari, compreso fra i fiumi Dora Baltea, Ticino e Po. Realizzato fra il 1863 ed il 1866 dal giovane Regno d'Italia, il canale Cavour prende il nome dal conte Camillo Benso di Cavour, da considerare il promotore di questa grande iniziativa, che senza la pertinace costanza di questo importante uomo politico non sarebbe giunta a compimento. Il canale ha origine dal fiume Po a Chivasso, viene integrato con le acque della Dora Baltea, ed attraversa la Pianura Vercellese con andamento da sud-ovest verso nord-est. Sottopassa il fiume Sesia in comune di Greggio e percorre poi la pianura Novarese da ovest verso est per terminare dopo 85 chilometri con uno scaricatore nel fiume Ticino in comune di Galliate. La sua portata massima è di 100 m3/s all'imbocco e 85 m3/s ad est del fiume Sesia. L'opera, ideata dall'agrimensore vercellese Francesco Rossi tra il 1842 ed il 1846, venne riprogettata dall'ispettore delle Finanze ingegner Carlo Noè nel 1852 per incarico del conte Camillo Cavour, al tempo Presidente del Consiglio dei Ministri del Governo Piemontese. I lavori d costruzione del canale ebbero inizio nel 1863, dopo la proclamazione del Regno d'Italia e nonostante le difficoltà incontrate nella realizzazione, dovute in particolare ai numerosissimi manufatti che si dovettero costruire, ebbero compimento nel 1866, dopo meno di tre anni dal loro inizio. Si tratta di un'opera che desta meraviglia sia per la rapidità nell'esecuzione che per la perfezione costruttiva ottenuta impiegando solo mattoni e pietra naturale. Oggi, pur con i più importanti mezzi tecnici, un'opera simile richiederebbe certamente tempi più lunghi; basti pensare che per gli attraversamenti di strade e corsi d'acqua vennero costruiti ben 101 ponti, 210 sifoni e 62 ponti-canale. Si può affermare senza dubbio che il canale Cavour fu, per parecchi decenni il fiore all'occhiello dell'ingegneria idraulica italiana ed europea. La bocca di presa dal fiume Po - o incline - è situata sulla sponda sinistra del fiume Po, a valle di circa 400 metri del ponte della strada statale Torino - Casale. Larga al fondo 40 metri, è pavimentata per i primi 460 metri con ciottoloni e per gli ultimi 40 metri, più vicino all'edificio di granito; essa è delimitata da alti muraglioni (m 8, con sottomurazioni di m 4,90) che si elevano di m 0,80 oltre il livello delle piene del Po. Il vero e proprio edificio di presa - chiavica di imbocco è lungo quanto è largo il canale, cioè 40 metri, ha la larghezza di 8 metri ed è divisa in 210 luci da 1 metro e 50, ripetute in due ordini sovrapposti per un'altezza complessiva di m 7,50. Le luci sono costituite da stipiti in pietra viva strutturati in modo da contenere tre ordini di paratoie, due utilizzati per il normale servizio di regolazione delle acque ed il terzo, sussidiario, che funziona solo in caso di necessità di riparazioni o manutanzioni ai primi due. Le paratoie si maneggiavano con appositi meccanismi manuali azionati da una galleria coperta, alta oltre 4 metri e situata nella parte superiore dell'edificio. Attualmente i meccanismi manuali sono stati elettrificati. Oltre la chiavica di presa la platea lastricata si protende per altri 15 metri nell'asta del canale. I manufatti dell'imbocco sono completati da due canali scaricatori: il primo, derivato in sponda destra del canale all'inizio dell'incile, è destinato a tenere sgombro l'edificio dai materiali galleggianti e tronchi che provengono dal fiume in piena; il secondo, sempre in sponda destra ma immediatamente prima dell'edificio di chiavica, ha lo scopo di permetter l'allontanamento delle acque del Po in esubero oltre la quantità necessaria da derivare. L'edificio ed il sistema di canali ad esso collegati del Vercellese, del Novarese e del Pavese sono stati gestiti dall'Amministrazione Generale dei Canali Demaniali d'irrigazione (Canale Cavour) attraverso la concessione temporanea dei canali stessi ai Consorzi Est Sesia di Novara ed Ovest Sesia di Vercelli - che riuniscono gli utilizzatori finali delle acque dei Canali Cavour - fino al 1977, quando la legge n. 984 del 27/12/1977 ("Quadrifoglio") sancì il trasferimento dei canali demaniali alle Regioni Piemonte e Lombardia e la contestuale e definitiva consegna degli stessi ai Consorzi degli utenti. Per la gestione del primo tronco del canale Cavour e di altri canali di interesse comune dei Consorzi Est ed Ovest Sesia è stata costituita dai due Enti la Coutenza Canali Cavour, con sede legale a Vercelli e sede amministrativa a Novara, che ora si occupa di tutte le incombenze tecniche, amministrative e gestionali relative anche all'edificio di imbocco. Insieme ai canali, a seguito della legge del '77, sono stati consegnati anche i documenti, di grande interesse storico, che testimoniano l'origine e lo sviluppo di questo particolare settore dell'attività statale che riguarda le irrigazioni piemontesi. L'ingente massa cartacea ed i disegni sono ora consultabili da parte del pubblico e costituiscono l'Archivio Storico dei Canali Cavour, di pertinenza della Coutenza Canali Cavour, ospitato a Novara nel palazzo dell'Archivio delle Acque e delle Terre irrigue dell'Associazione irrigazione Est Sesia. Il Canale Cavour, i canali secondari e la rete di irrigazione capillare connessa, in larga prevalenza utilizzata per fini agricoli, rappresentano un monumento unico a cinque secoli di lavoro umano: il territorio circostante ne è stato plasmato di conseguenza, trasformando la pianura in una macchina di produzione agricola, il paesaggio in un grandioso "artefatto naturale". Le prime opere di irrigazione risalgono infatti al XV secolo, ma è con la costruzione del Canale Cavour inaugurato nel 1866 che si raggiunge l'assetto attuale. L'opera in sé è un capolavoro di ingegneria idraulica: 82,230 chilometri di percorso dalla presa di Chivasso allo scarico nel Ticino, alimentati dalle acque del Po, della Dora Baltea e del Ticino stesso. La fitta rete di canali secondari che da esso si dirama va a sostenere l'economia agraria, largamente basata sul riso, delle province di Vercelli e Novara. Le opportunità di studio che questo complesso ecosistema (artificiale) offre sono illimitate e vanno dall'analisi dei manufatti architettonici, alle tecniche utilizzate per costruirli, al peso economico dell'intera opera sull'economia dell'area fino a toccare il paesaggio contemporaneo dove si aprono altri filoni di ricerca connessi ai settori della geologia, della sociologia, dell'arte, dell'architettura, della botanica e di altre scienze naturali. Molto di questo lavoro è già stato realizzato ma molti sono i campi che lasciano vasti limiti di esplorazione legati soprattutto a ipotesi di una nuova fruizione per alcuni manufatti e alle ricadute che una trasformazione nell'uso delle sponde dei canali può portare sull'ambiente circostante. L'obiettivo è la realizzazione di una struttura didattico museale connessa al territorio in grado di raccogliere un bacino di visitatori ampio, con interessi diversi, ma allo stesso tempo, per la natura e la collocazione dei manufatti, di radicarsi fortemente alle realtà locali e diventare l'occasione per interventi di riqualificazione su ampie porzioni di territorio e sulle aree specifiche dei comuni interessati.

Roggia dei Molini
Corno Chiaro: probabilmente non è segnato nemmeno sulle carte geografiche. È un piccolo corso d'acqua dalla lunghezza complessiva di circa 15 km. Nasce in parte dal canale Cavour, in parte da acqua sorgiva e fontanili. Scorre nei comuni di Chivasso, Verolengo, Lauriano (provincia di Torino) e si getta nel Po, poco prima della confluenza con la Dora Baltea. Maggiori informazioni visitale pagine relative alla ricerca condotta dall' I.C.V. (Istituto Comprensivo Verolengo) oppure il sito: www.cornochiaro.it
Altri minori
L'acqua per l'alimentazione idrica viene derivata dal sottosuolo ad una profondità di circa 100 - 110 mt. L'acquedotto si trova in prossimità della strada statale in frazione Casabianca, zona in cui sono state effettuate trivellazioni per uso agricolo, che hanno dato ottimi risultati sia dal punto di vista della quantità che dal punto di vista della potabilità, sia chimica che batteriologica. La zona in prossimità dell'acquedotto è stata cintata a scopo protettivo. La trivellazione del suolo è stata iniziata con tubazioni di lavoro del diametro di m/m 400 e proseguita con diametri progressivamente minori, fino ad arrivare alla profondità prevista di mt. 110 con tubazioni di lavoro di diametro interno di m/m 300. La colonna di rivestimento è in tubo di acciaio dello spessore di m/m 4 con diametro interno di m/m 300 fino al fondo del pozzo. Come gruppo motore sono state usate due elettropompe della potenza di HP. 20 ciascuna. E' stato costruito sempre in frazione Casabianca un serbatoio pensile a quota mt. 35. La capacità del serbatoio è mq. 400 circa, tale da assicurare una riserva idrica di circa 24 ore. Il serbatoio è costituito da una torre con intelaiatura in cemento armato con pianta circolare e diametro esterno di mt. 11,64 e con altezza di mt. 35,00. Tra le pareti esterne della torre e la vasca di contenimento vi è una camera d'aria in modo da isolare l'acqua contenuta nel serbatoio dalle variazioni termiche esterne. La vasca è protetta dal pulviscolo atmosferico e da qualsiasi altra impurità che potrebbe inquinare l'acqua da griglie metalliche con maglia finissima, con inserita internamente lana di vetro applicata alle vetrate inferiori dell'edificio.
Per quanto riguarda la protezione antincendio sono stati installati idranti stradali con scarico automatico antigelo. Ogni idrante ha una profondità di circa mt. 1, di diametro interno di m/m 45 per una portata di circa l/sec. 2 e con pressione non inferiore ad ata 2,5. Sono inoltre presenti sul territorio comunale fontanelle stradali nei punti di maggior transito e nelle aree verdi (parchi giochi, ecc.).
Tutelare la fauna selvatica e l'ambiente in cui vive, gestire e sorvegliare il territorio, proteggere la natura, studiare, favorire e coltivare i processi per la sua conservazione:questo il lavoro svolto ogni giorno con impegno e passione dal personale del Servizio Tutela della Fauna e della Flora. Un lavoro spesso sconosciuto, ma necessario per difendere un patrimonio prezioso, senza il quale saremmo tutti più poveri.
RACCOLTA FUNGHI
L.R. n. 24 del 17/12/2007 modificata da L.R. 28/2008 e L.R. 03/2009
"Tutela dei funghi epigei spontanei"
LE INFORMAZIONI E LA DOCUMENTAZIONE AL RIGUARDO PUO' ESSERE RITIRATA PRESSO:
SERVIZIO POLIZIA MUNICIPALE
DAL LUNEDI' AL SABATO DALLE ORE 9 ALLE ORE 11
IL GIOVEDI' DALLE ORE 16 ALLE ORE 18
TEL. 011/9149102 INT.1
Si ricorda che la raccolta dei funghi sul territorio regionale è soggetta ad autorizzazione ad esclusione seguenti funghi:
chiodini o famigliola buona - prataioli - specie diverse del genere Morchella - gambe secche - orecchione - coprino chiomato - mazza di tamburo
Per tutti gli altri funghi è necessario dotarsi dell'autorizzazione che è personale ed è costituita dalla ricevuta del versamento della somma stabilita con delibera di Giunta Regionale ad una cadenza triennale.
Come e dove effettuare il versamento:
Il versamento per l'autorizzazione alla raccolta può essere fatto sui conti correnti dei Comuni abilitati o presso la Comunità montana Bassa Valle Susa e Val Cenischia
I più vicini per territorio al Comune di Verolengo sono Rivalba e Casalborgone, di seguito gli estremi del conto corrente:
--> Comune di Rivalba n. c/c 30816102
--> Comune di Casalborgone n. c/c 30779102
--> Comunità montana Bassa Valle Susa e Val Cenischia c.c.p. 31432107 - Servizio Tesoreria
E' possibile effettuare il versamento per più di una annualità come di seguito indicato:
30 euro per l'autorizzazione per 1 anno - 60 euro per l'autorizzazione per 2 anni - 90 euro per l'autorizzazione per 3 anni
Attenzione:
Nella causale del versamento occorre indicare:
--> Versamento per autorizzazione alla raccolta funghi
Nell'indicazione dei dati anagrafici occorre precisare:
1 - la residenza, le generalità, il luogo e la data di nascita
2 - sulla ricevuta è necessario applicare una marca da bollo di euro 14.62 (ai sensi dell'art. 4 del DPR 642/72), in quanto la stessa costituisce inizio di attività e autorizzazione
Controlli:
Il personale addetto alla sorveglianza può richiedere la visione dell'autorizzazione e questa deve essere esibita unitamente a un documento d'identità valido.
Si ricorda inoltre che la raccolta di funghi spontanei è consentita per la quantità giornaliera ed individuale di 3 Kg complessivi
Alcune sanzioni previste:
- Raccolta senza autorizzazione = 80,00
- Uso di contenitori di plastica = . 30,00
- Danneggiamento di qualsiasi tipo di fungo = . 30,00
- Vendita senza autorizzazione comunale = . 344,00
- Vendita senza autorizzazione sanitaria = . 344,00
- Vendita senza certificazione di avvenuto controllo A.S.L. = . 344,00
Per maggiori dettagli consultare il sito http://www.cmbvallesusa.it/