Comune di Verolengo

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LE VERNE

Il rione Verne si chiama così perchè anticamente tutta la zona compresa fra le attuali via Rimembranza e via Aldo Moro era paludosa e vi erano moltissimi alberi di ontani (in piemontese "verni"= verne). Il rione delle Verne sorgeva oltre le antiche mura di Verolengo, molto ad est di via Porta Inferiore e, solo a partire dalla seconda metà dell'800 cominciò a popolarsi: furono costruite le prime abitazioni e fu gradualmente bonificato. Questo rione comprende via Rimembranza via delle Verne e via Aldo Moro.

VIA RIMEMBRANZA

Via Rimembranza ha preso questo nome intorno al 1920. In quel periodo era fiancheggiata da una fila di platani, su ognuno dei quali era stata affissa una targhetta che riportava il nome di un caduto della guerra 1915/1918, proprio per ricordare il sacrificio dei soldati morti per la Patria. In via Rimembranza, il 1° febbraio 1924 fu iniziata la costruzione dell'edificio delle scuole elementari, un grande stabile in grado di accogliere più di duecento alunni. Questa costruzione è tuttora esistente, ma non più utilizzata come scuola, infatti dopo la ristrutturazione è divenuta la nuova sede comunale. All' epoca della costruzione la scuola era già estremamente moderna, dotata di numerose aule, grandi, ben illuminate, di palestra e di un ampio cortile. La scuola elementare, che per alcuni anni ha ospitato anche gli alunni della scuola media attivata nel 1952 è stata in funzione fino al l984 quando è stato inaugurato il nuovo edificio scolastico situato fra via Thaon di Revel e via Montebello. Poco lontano dalla scuola elementare, nel 1937 fu costruito il Consorzio agrario Provinciale. Fra via Rimembranza e via delle Verne, in un'area piuttosto vasta sorge il campo sportivo. Il terreno destinato ad uso campo sportivo apparteneva alla Parrocchia e, con un atto di permuta datato 30 giugno 1963, l'appezzamento fu acquistato dal Comune e successivamente utilizzato per la costruzione dell'impianto sportivo. A fianco del campo sportivo vi è la "Casa del Pensionato", sede ricreativa dell' associazione dei pensionati verolenghesi. Questa associazione nasce intorno al 1972, quando un gruppo di amici si riunisce per discutere sull'eventualità di fondare un'associazione che riunisca tutti i "non più giovani verolenghesi".

VIA ALDO MORO

Questa via è intestata al grande statista Aldo Moro, assassinato dalle Brigate Rosse. Era nato a Maglie (Lecce) nel 1916. Rapito il 16 marzo 1978, fu ritrovato cadavere a Roma il 9 maggio dello stesso anno, rinchiuso nel bagagliaio di un'automobile. In passato in questa zona c'erano soltanto prati, a poco a poco sono sorte villette ed abitazioni.

REGIONE CA' ROTTA

Il toponimo indica la zona compresa tra via Ortali, via Ca' Rotta e via Molinatto.

VIA CA' ROTTA

La via riproduce il nome della regione. Sull' origine di questo toponimo abbiamo trovato interpretazioni assai diverse tra loro. La signora Rosanna Bailo, residente nella zona, ha detto che tale denominazione deriva dal fatto che per diversi anni l'unica costruzione della zona è stata la sua casa, edificata nel 1890 sul terreno di proprietà della famiglia Arlaud e ristrutturata per la prima volta nel 1954. Il professor Spegis ha però detto che una denominazione di questo genere allude più probabilmente ad una costruzione di epoca molto ante­riore (forse '500-'600), poi caduta in rovina e rimasta tale per molto tempo, tanto da giustificare il toponimo. Il dottor Giovanni Rigaldo Viretti avanza poi una terza ipotesi: il toponimo potrebbe derivare da Cha Rota, cognome di una famiglia proprietaria di terreni nella zona. La strada sterrata, che costeggia la ferrovia Torino-Casale (ora Torino-Alessandria), era di proprietà della ferrovia stessa e solo da pochi anni è stata ceduta al Comune. Per quanto riguarda la ferrovia, vogliamo ricordare che la sua costruzione risale agli anni 1884-1887, malgrado fin dal 1857 il comune di Verolengo avesse caldeggiato la costruzione di una linea ferroviaria che passasse attraverso il nostro territorio. Va precisato inoltre che il Comune contribuì alle spese per la costruzione sia della linea ferroviaria, sia della stazione, che in un primo tempo non era prevista e che fu edificata appunto su richiesta del Comune. Oggi la stazione, come molte altre, è stata trasformata in posto di servizio impresenziato, senza quindi servizio di biglietteria né sale d'a­spetto per i viaggiatori.

VIA ORTALI

Il nome ricorda gli orti che c'erano in questa zona, terreni di proprietà comunale che venivano concessi alla popolazione. In questa via sorgeva inoltre la vecchia fabbrica di liquori Acossato (sorta nel 1922, ha chiuso nel 1967); le specialità della fabbrica erano il liquore alla camomilla e quello all'anice che pare si vendessero anche in America. Negli ultimissimi anni la via è diventata più celebre per il "Casanova", pub-ristorante sorto dalla ristrutturazione della vecchia villa Abena, costruzione di fine '800 dotata di ampio parco.

VIA MOLINATTO

Secondo le informazioni trovate sul Libro Figurato del 1809, tale via iniziava allora dal ponte dietro il mulino del Maglio, quindi doveva comprendere anche l'attuale via Ortali. Oggi inizia da via Cà Rotta e, dopo aver attraversato la ferrovia e il canale Cavour, prosegue verso nord, in mezzo a campi coltivati. Alcune persone ritengono che tale denominazione della via di deve alla presenza in zona di un mulino. Il professor Spegis ha confermato che in antichi catasti si trova il toponimo Molinasso, cioè "zona del molino".

LA BORGATA DEL MAGLIO

La borgata del Maglio occupa la parte più settentrionale del centro abitato di Verolengo, tra via per Torrazza, via Roggia Chiara, via Borgo Maglio, via Augero. Tale zona si trova su due livelli. La parte tra via Borgo Maglio, via Roggia Chiara e la parte iniziale di via per Torrazza, che si trova più in basso, si chiamava regione "Sopra la Scarpa". Invece il Maglio vero e proprio era la parte più a nord, che si trova leggermente più in alto tanto che ci si arriva con delle salite: questo perchè si trova su un terrazzamento formatosi in seguito alle glaciazioni, cioè creato dai detriti portati dai ghiacciai quando, molte migliaia di anni fa si estendevano fino alla pianura. E' anche probabile che su questo terrazzamento passasse l'antica strada romana che collegava Torino a Pavia.

VIA BORGO MAGLIO

La denominazione, che riproduce quella della borgata, deriva dal maglio a testa d'asino utilizzato nell'officina meccanica che sorgeva in via per Torrazza, nei pressi del mulino. Questo maglio era azionato, come il mulino, dalla forza motrice dell'acqua della roggia Natta. Nell'officina che, si dice, è di origine feudale ed era ancora in funzione nei primi anni del '900, si fabbricavano falci, vanghe, zappe, picconi, accette e svariati arnesi di uso domestico e per l'agricoltura. Nell'officina si trovavano tre diversi tipi di maglio: maglio grosso, maglio scartatore e maglio sogliatore che venivano utilizzati nelle varie fasi della lavorazione del ferro. Oltre ai magli, nel laboratorio vi erano cinque forge a carbone con mantici. Il maglio venne gestito da molte famiglie, l'ultima delle quali fu quella di Giuseppe Margarita, trasferitasi da Mazzè a Verolengo nel 1913. L'officina dei Margarita cessò nel 1932, quando Vigiu Margarita chiuse definitivamente l'attività.

STRADA PER TORRAZZA

Come si può facilmente capire, era ed è la strada che collega Verolengo a Torrazza, un tempo (fino al 1923) frazione di Verolengo. La strada, come già detto, è costeggiata dalla roggia Natta, un fossato che, proveniente dalla Dora Baltea, scende verso Torrazza e Verolengo e, oltre a essere utilizzata per l'irrigazione, azionava tutta una serie di mulini per poi confluire nel Po. Questa roggia risale al Medioevo (pare che esistesse già nel 1489). Lungo la roggia si trovavano in via per Torrazza, consecutivamente da sud a nord, l'officina del maglio, il mulino e una "pista" per la canapa. Dell'officina abbiamo già parlato; riguardo al mulino la proprietaria del mulino era la contessa Natta di Pamparato, proprietaria anche della cascina del Duca, i cui eredi la cedettero, con il resto della proprietà al commendator Turati. Negli anni '20 la ruota, che era ancora di legno venne sostituita con una in ferro presa dal mulino della regione Neirole ormai in disuso. Le macine utilizzate sono state sempre in pietra e curate dal sig. Felice Ferrero un esperto nella "rabigliatura", cioè nella giusta formazione dei solchi tra le due pietre che facilitavano la polverizzazione dei cereali. Immediatamente a nord del mulino c'era la "pista" per la canapa. Il sig. Vinera, garzone del mugnaio Ferrero, in estate si occupava del funzionamento della "pista". A Verolengo la canapa veniva coltivata per poi filarla e tessere la biancheria per la casa (lenzuola, asciugamani, tovaglie) nelle lunghe serate invernali trascorse nelle stalle. Negli anni '20 si ruppe il tronco portante e la "pista" venne chiusa perchè sarebbe stato eccessivo il costo per la sostituzione. Il mulino venne abbattuno nel 1997, ora al suo posto vi sono una serie di villette a schiera di recente costruzione.

VIA ROGGIA CHIARA

Prende il nome dalla roggia omonima. Questa roggia ha origine dai fontanili della zona a sud del Valentino, si dirige verso la Mosa, poi si dirama: una parte prosegue verso sud, l’altra devia verso est fino alla via omonima, poi, dopo aver costeggiato via Crispi confluisce nella Gora dei Mulini.

VIA AUGERO

Si tratta di una via in cui da non molti anni sono state costruite abitazioni. Prima era solo una strada di campagna. Anche la cappella a San Pancrazio e Santa Bernadetta, che si trova all’inizio di questa via, risale probabilmente al secolo scorso. La via prende il nome dai due pittori verolenghesi, Amedeo e Francesco Augero di cui si è già parlato in precedenza.

REGIONE MOSA

La "Mosa"è una piccola borgata che sorge nella parte nord-occidentale di Verolengo, tra via Mosa, a nord, e via Rivora, a ovest. Si ritiene che il primo insediamento risalga alla seconda metà del '700. L'origine del nome "Mosa" è controversa, si tratta probabilmente della trascrizione in italiano del termine piemontese "moja", termine usato per indicare un terreno acquitrinoso e in effetti nella zona sono presenti numerosi fontanili. Secondo altre interpretazioni potrebbe invece derivare dal toponimo "moneta", riportato negli antichi catasti; nel Medioevo questo termine era usato per indicare alcune strade ("strata moneta" = strada in cui si paga un pedaggio): la presenza di questo toponimo sarebbe la conferma che nella zona passava l'antica strada romana. La strada che oggi porta la denominazione di via Mosa inizia da via Augero ed è probabile che faccia parte di quella che una volta era la strada per Chivasso, la quale proseguiva attraverso il Valentino e Sbarro, mentre una diramazione proseguiva verso nord diretta a Busignetto. Alla Mosa sono tuttora visibili i resti della vecchia ghiacciaia della famiglia Albano, dove nei primi decenni del nostro secolo si produceva e si conservava il ghiaccio destinato ad essere usato dai verolenghesi per la conservazione dei cibi nella stagione estiva. All'incrocio tra via Mosa e via Rivora vi è inoltre l'antica cappella di San Martino, probabilmente una tappa per le rogazioni, processioni che si svolgevano in primavera attraverso la campagna, toccando cappelle e piloni, per invocare la benedizione di Dio sui raccolti. Da via Mosa, circa a metà, si dirama la strada del Procco, che procede verso nord, attraversa la ferrovia Chivasso-Casale e raggiunge l'antica via Francese, (quella che collegava Castelrosso, Busignetto, Torrazza, Saluggia e deve il suo nome al fatto di essere di solito percorsa dagli eserciti stranieri che invadevano l'Italia.) Riguardo al toponimo "Procco" mancano notizie certe. Il dottor Giovanni Rigaldo Viretti ipotizza che possa riprodurre il cognome di qualche famiglia proprietaria di terreni della zona.

VIA RIVORA

La via collega l'attuale strada per Chivasso con la Mosa. La denominazione è dovuta alla presenza di una grossa cascina chiamata "Rivora superiore" o "Rivora grossa", che ha dato il nome anche alla zona corrispondente. La denominazione "Rivora superiore" o "Rivora grossa" si deve al fatto che a sud, al di là di via Torino, sorge un complesso di due piccole cascine con alcune case intorno. Queste due sono di dimensioni inferiori rispetto alla "Rivora grossa", infatti hanno assunto il nome di "Rivora inferiore" sui documenti, "Rivora piccola" come toponimo popolare.

La regione Valentino si trova al di là del canale Cavour, poco a est della borgata Sbarro, lungo quella che veniva chiamata "Strada vecchia per Chivasso". Non si sa con esattezza da dove derivi il toponimo "Valentino". Ci sono due ipotesi:

  1. veniva chiamata "Valentino" una zona felice come disposizione geografica
  2. il nome potrebbe essere stato dato da soldati francesi scesi in Italia al seguito di Napoleone, in ricordo della cittadina francese "Valentin" da cui alcuni provenivano.

Questa ipotesi può trovare conferma nel fatto che anche a Torino e a Verrua Savoia esiste una zona denominata Valentino.

VIA NUOVA

Appena a est del Valentino inizia via Nuova che arriva fino a Busignetto, all'antica "Strada Francese". Nel linguaggio popolare era meglio conosciuta come "Strada dei morti" perchè i defunti di Busignetto venivano portati al cimitero di Verolengo passando appunto per questa via. La denominazione "via Nuova" riproduce probabilmente il nome che le fu dato quando fu costruita (tra il 1500 e il 1600). La zona attraversata da questa via in passato era conosciuta anche come "moneta inferiore", denominazione che si è conservata fino alla fine del secolo scorso. Il nome deriva probabilmente dall'antica strada romana che attraversava questa zona e che veniva chiamata "Strada Moneta", cioè strada in cui si pagava un pedaggio.





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